Tre animali, un
macellaio, un oracolo ed un cantore: al centro un altare o forse
uno scannatoio, una macelleria. Poi un grande organo che suona
dal vivo, imponente, espanso: il suo suono è rotto a tratti da
strappi di musica rock, dalle voci recitanti, dai versi degli
animali. Le parole sono visionarie. Le immagini dure e impressionanti.
La musica, il canto e i tanti simboli che riempiono la scena,
tutto tenta di parlare a qualcosa che non è l'intelligenza.
Non abbiamo smesso di credere nella forza della poesia, di pensare
ad uno spettacolo anche come atto di resistenza contro la Signoria
Attuale. Che cosa sia questa Signoria Attuale in parte tutti lo
sappiamo e in parte non lo sapremo mai: una forza, comunque, che
tenta di fare di noi un ovile muto, di deprimere la nostra vivezza,
di metterci sulla schiena pesi schiaccianti. Ci guardiamo intorno
e scorgiamo ovunque segni invasivi di questa forza indebolente.
Pochi chilometri più in là la vediamo all'opera coi suoi morti
ammazzati e bombardati.
Ecco, ci muove una voglia d'esortazione, una paura, una pietà.
Soprattutto la voglia di tenerci ben desti, di pronunciare parole
troppo taciute, di cantare e ballare con la potenza disarmata
dei bambini.