15 aprile 2005
Pesaro >Teatro Rossini

Motus
L' OSPITE 

di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò 
tratto dal romanzo "Teorema" di Pier Paolo Pasolini
Con Catia Dalla Muta, Dany Greggio, Franck Provvedi,
Daniele Quadrelli, Caterina Silva, Emanuela Villagrossi

il sito della compagnia

 

Siamo stati dentro il Sahara, con telecamere e super 8, sullo straordinario lago salato Chott El Jerid: 200 chilometri di vuoto, solo la linea dell'orizzonte. Bianco e cielo. Nulla.
Era necessario andare, essere un po' nel deserto, veramente, prima di affondare nell'ultima fase di questo lungo percorso di lavoro che ci ha assorbito per quasi due anni.
Ogni spettacolo è sempre preceduto da un viaggio: Los Angeles ed i deserti americani per Rooms ed ora il Sahara e le periferie tunisine, dopo quelle napoletane e romane, e la nebbia della bassa Pianura Padana, per L'Ospite… Un viaggio in automobile, con tre telecamere che registrano in sincrono il paesaggio in movimento dal cruscotto, ricomponendolo poi in un grande trittico-cinetico-documentario.
Come un viaggio del resto è andare fra le parole, i dati e gli "appunti per" di quel "poeta di cose" che è Pier Paolo Pasolini: occorre lasciarsi trasportare, lasciarsi in qualche modo possedere… E ciò lentamente è avvenuto: Pasolini, il vero Ospite, ci ha invaso.
La sollecitazione originaria proviene dal misterioso personaggio-protagonista di Teorema (1968), opera dalla natura anfibia: "Teorema è nato, come su fondo oro, dipinto con la mano destra, mentre con la mano sinistra lavoravo ad affrescare una grande parete (il film)." E proprio questa duplicità, fra cinema e letteratura, continua ad ossessionarci.
Ci ha colpito poi l'atmosfera provocatoria e profetica del testo, così terribilmente attuale per il continuo interrogarsi sull'inconsistenza della vita borghese. "Mai l'Italia fu più odiosa./ (…) si, anche il comunista è borghese. / Questa è ormai la forma razziale dell'umanità." (1966). E' di quei giorni la scelta radicale di iniziare a scrivere di situazioni borghesi, personaggi per lui odiosi, ("ripugnanti", li definisce nella lettera a Moravia in appendice a Petrolio…). Ma non era la borghesia nella sua attualità che poteva descrivere, aveva bisogno di un trauma che spogliasse i personaggi delle loro inossidabili certezze: questo "scandalo" lo provoca mettendo il borghese a confronto con il senso del sacro, anzi creando un corto circuito fra santità ed attualità. 
Il tema della crisi e della "banalità del male" nel quotidiano, dentro il "nuovo totalitarismo consumistico", è stato fulcro di tutto il progetto Rooms, dove nelle analisi della borghesia attuate in chiave cinico-ironica da DeLillo, ( ed in altra forma da Genet), l'elemento traumatico era il compiere un atto estremo, come l'omicidio, o la devianza, per "guadagnare credito vitale", per superare la paura della morte… In Pasolini la prospettiva si rovescia: è l'avvento di un fatto scandaloso esterno, quale l'irruzione dell'ospite, o una visitazione angelica, come in Petrolio, a provocare lo svelamento, la frattura, l'umiliazione. Abbiamo tentato dunque un percorso trasversale, che si estende anche ad altre opere in cui si manifesta questo elemento sacrale-distruttivo, come Porcile, San Paolo e Petrolio - un testo teatrale, una sceneggiatura ed un romanzo incompiuto-, dove il tema del deserto ritorna con persistenza allucinatoria.
Deserto come simbolo di solitudine e negazione della storia, cui l'uomo ricorre non per cercare il vuoto, ma quando scopre il vuoto dentro ed intorno a sé. Ci corre in mezzo il cannibale Pierre Clementi in Porcile, il padre Paolo in Teorema, e vi si rifugia l'Apostolo Paolo, come se da quella situazione di nudità, dove i pregiudizi, i classismi sono caduti, Pasolini volesse (ri)cominciare.
"Africa, mia unica alternativa!"
Ma nei deserti d'Oriente va anche in spedizione Carlo, il protagonista di Petrolio, alla ricerca del nuovo "vello d'oro", il petrolio, l'oro nero…ed è proprio nel deserto che oggi si disputa la guerra criminale per il controllo dell'intero pianeta. "Ah miei piedi nudi, che camminate sulla sabbia del deserto…"
Abbiamo tentato un viaggio che parte da Teorema e giunge a Petrolio. In cerca. Viaggio visto attraverso gli occhiali e l'automobile del padre, Paolo, che è anche San Paolo, e forse Pierpaolo…
Un viaggio che dai "mitici" anni '60 giunge ai '70, quando la visione pasoliniana si fa assolutamente disperata, riflesso delle oscure manovre politiche che hanno cambiato il corso della storia italiana, e mondiale, a partire dall'omicidio Kennedy… ed anche gli eccessi, la rivoluzione sessuale, la rottura del tabù dell'incesto, non hanno più nulla di liberatorio. La sessualità acquista un segno inequivocabilmente sadiano, il Sade di una smania fredda, scientifica, ripetitiva che fa tutt'uno con la razionalità e l'ordine, inglobato nell'orrore fascista - e stragista. 
Un viaggio che termina dunque, interrotto dalla morte, la sola in grado di compiere il definitivo montaggio sull'inarrestabile piano sequenza della vita. 
Morte preceduta da un grido (…) E' un urlo che vuol far sapere,
in questo luogo disabitato, che io esisto, oppure, che non soltanto esisto, ma che so. E' quello che chiude Teorema, destinato a durare oltre ogni possibile fine. E' l'urlo di Pasolini. 

 
 

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