Siamo stati
dentro il Sahara, con telecamere e super 8, sullo straordinario
lago salato Chott El Jerid: 200 chilometri di vuoto, solo la linea
dell'orizzonte. Bianco e cielo. Nulla.
Era necessario andare, essere un po' nel deserto, veramente, prima
di affondare nell'ultima fase di questo lungo percorso di lavoro
che ci ha assorbito per quasi due anni.
Ogni spettacolo è sempre preceduto da un viaggio: Los Angeles
ed i deserti americani per Rooms ed ora il Sahara e le periferie
tunisine, dopo quelle napoletane e romane, e la nebbia della bassa
Pianura Padana, per L'Ospite… Un viaggio in automobile, con tre
telecamere che registrano in sincrono il paesaggio in movimento
dal cruscotto, ricomponendolo poi in un grande trittico-cinetico-documentario.
Come un viaggio del resto è andare fra le parole, i dati e gli
"appunti per" di quel "poeta di cose" che è Pier Paolo Pasolini:
occorre lasciarsi trasportare, lasciarsi in qualche modo possedere…
E ciò lentamente è avvenuto: Pasolini, il vero Ospite, ci ha invaso.
La sollecitazione originaria proviene dal misterioso personaggio-protagonista
di Teorema (1968), opera dalla natura anfibia: "Teorema è nato,
come su fondo oro, dipinto con la mano destra, mentre con la mano
sinistra lavoravo ad affrescare una grande parete (il film)."
E proprio questa duplicità, fra cinema e letteratura, continua
ad ossessionarci.
Ci ha colpito poi l'atmosfera provocatoria e profetica del testo,
così terribilmente attuale per il continuo interrogarsi sull'inconsistenza
della vita borghese. "Mai l'Italia fu più odiosa./ (…) si, anche
il comunista è borghese. / Questa è ormai la forma razziale dell'umanità."
(1966). E' di quei giorni la scelta radicale di iniziare a scrivere
di situazioni borghesi, personaggi per lui odiosi, ("ripugnanti",
li definisce nella lettera a Moravia in appendice a Petrolio…).
Ma non era la borghesia nella sua attualità che poteva descrivere,
aveva bisogno di un trauma che spogliasse i personaggi delle loro
inossidabili certezze: questo "scandalo" lo provoca mettendo il
borghese a confronto con il senso del sacro, anzi creando un corto
circuito fra santità ed attualità.
Il tema della crisi e della "banalità del male" nel quotidiano,
dentro il "nuovo totalitarismo consumistico", è stato fulcro di
tutto il progetto Rooms, dove nelle analisi della borghesia attuate
in chiave cinico-ironica da DeLillo, ( ed in altra forma da Genet),
l'elemento traumatico era il compiere un atto estremo, come l'omicidio,
o la devianza, per "guadagnare credito vitale", per superare la
paura della morte… In Pasolini la prospettiva si rovescia: è l'avvento
di un fatto scandaloso esterno, quale l'irruzione dell'ospite,
o una visitazione angelica, come in Petrolio, a provocare lo svelamento,
la frattura, l'umiliazione. Abbiamo tentato dunque un percorso
trasversale, che si estende anche ad altre opere in cui si manifesta
questo elemento sacrale-distruttivo, come Porcile, San Paolo e
Petrolio - un testo teatrale, una sceneggiatura ed un romanzo
incompiuto-, dove il tema del deserto ritorna con persistenza
allucinatoria.
Deserto come simbolo di solitudine e negazione della storia, cui
l'uomo ricorre non per cercare il vuoto, ma quando scopre il vuoto
dentro ed intorno a sé. Ci corre in mezzo il cannibale Pierre
Clementi in Porcile, il padre Paolo in Teorema, e vi si rifugia
l'Apostolo Paolo, come se da quella situazione di nudità, dove
i pregiudizi, i classismi sono caduti, Pasolini volesse (ri)cominciare.
"Africa, mia unica alternativa!"
Ma nei deserti d'Oriente va anche in spedizione Carlo, il protagonista
di Petrolio, alla ricerca del nuovo "vello d'oro", il petrolio,
l'oro nero…ed è proprio nel deserto che oggi si disputa la guerra
criminale per il controllo dell'intero pianeta. "Ah miei piedi
nudi, che camminate sulla sabbia del deserto…"
Abbiamo tentato un viaggio che parte da Teorema e giunge a Petrolio.
In cerca. Viaggio visto attraverso gli occhiali e l'automobile
del padre, Paolo, che è anche San Paolo, e forse Pierpaolo…
Un viaggio che dai "mitici" anni '60 giunge ai '70, quando la
visione pasoliniana si fa assolutamente disperata, riflesso delle
oscure manovre politiche che hanno cambiato il corso della storia
italiana, e mondiale, a partire dall'omicidio Kennedy… ed anche
gli eccessi, la rivoluzione sessuale, la rottura del tabù dell'incesto,
non hanno più nulla di liberatorio. La sessualità acquista un
segno inequivocabilmente sadiano, il Sade di una smania fredda,
scientifica, ripetitiva che fa tutt'uno con la razionalità e l'ordine,
inglobato nell'orrore fascista - e stragista.
Un viaggio che termina dunque, interrotto dalla morte, la sola
in grado di compiere il definitivo montaggio sull'inarrestabile
piano sequenza della vita.
Morte preceduta da un grido (…) E' un urlo che vuol far sapere,
in questo luogo disabitato, che io esisto, oppure, che non soltanto
esisto, ma che so. E' quello che chiude Teorema, destinato a durare
oltre ogni possibile fine. E' l'urlo di Pasolini.